Con il termine – Bruxismo – voce del verbo bruxare, si intende semplicemente digrignare i denti o anche stringerli, serrarli con forza. Ma cosa c’è dietro a questo termine tanto usato dai dentisti?
Digrignare i denti è un sintomo da comprendere e curare, per evitare spiacevoli conseguenze. Approfondiamolo insieme.
Digrignare i denti: che tipo di patologia è il bruxismo?
Nella quasi totalità dei casi il bruxismo è una patologia involontaria. Spesso non ci si accorge di digrignare i denti, anche perché è molto frequente che si verifichi durante il sonno.
Ad ogni modo, è una patologia reale, che deve essere curata, poiché genera disturbi più o meno gravi. La causa principale è lo stress. Purtroppo, in una società dove il “dovere” prevale nettamente sul “piacere”, lo stress e la depressione sono all’ordine del giorno.
Una diagnosi precoce del bruxismo può evitare il generarsi di danni permanenti ai denti. Quindi, cerchiamo di capire quali sintomi possono rappresentare dei campanelli d’allarme e come intervenire.
Come accorgersi del bruxismo
Spesso, un segnale chiaro di bruxismo lo puoi avvertire quando, al risveglio, provi dolori alla mandibola (articolazione temporo mandibolare). Oppure, riscontri emicranie, o tensione e dolore ai muscoli della mandibola.
Non sempre potresti accorgerti di digrignare i denti e questo rende difficile individuare il fenomeno e intervenire per tempo. Talvolta la muscolatura della mandibola scarica la tensione ai muscoli delle spalle, della schiena e del collo, sovraccaricando il triangolo muscolare “esterno-cleido-mastoideo”.
Dopo anni, in cui il bruxismo agisce indisturbato, la patologia influisce sui denti, che mostrano chiari risentimenti. Ad esempio, l’appiattimento della morfologia del dente. Ovvero, il dente tende a diventare piatto e non più acuminato. Perde parte della propria capacità masticatoria e iniziano a manifestarsi anche a episodi, più o meno acuti, di sensibilità caldo, freddo.

Bruxismo: quali le conseguenze?
Una delle conseguenze più gravi del digrignare i denti è sicuramente la perdita della dimensione verticale. Per dimensione verticale ci si riferisce, molto semplicemente, alla distanza dalla punta del naso alla punta del mento”, misurata con i denti in contatto. Questa perdita di altezza porta disturbi all’articolazione della mandibola, conseguenti dolori e fastidiosi “clik“ in fase di apertura e chiusura. Inoltre stimola l’invecchiamento precoce dei tessuti periorali, aumentando i solchi delle rughe e l’avvicendarsi delle stesse.
Tutto questo è evitabile con una regolare visita dal Dentista e con un Bite. Ovvero, una stampa in plastica rigida dell’arcata dentaria che, grazie a uno spessore calcolato:
- impedisce il danneggiamento dei denti;
- alleggerisce la carica dei muscoli incaricati di aprire e chiudere la bocca (su tutti il muscolo “masetero”);
- tiene l’articolazione in una “posizione di riposo” .
In questo modo, i noiosi mal di testa, i dolori muscolari, articolari e le rughe accentuate e antiestetiche, saranno conseguenze evitate. Se al risveglio provi uno o più sintomi che ho evidenziato in questo articolo, prenota una visita dal tuo dentista e assicurati di non soffrire di bruxismo.
Jacopo Ferrarini
Medico Odontoiatra – Specializzato in protesi fissa e conservativa. Esercita la professione nello studio di Gabicce Mare e nello studio di Pesaro (Poliambulatorio Edent). Iscritto all’ordine dei medici di Rimini n.00429.
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